TI SUGGERISCO: La lettera del Signore XY
C’è una Lettera che molte di noi hanno ricevuto il 17 luglio del 2024 e molto probabilmente non avranno avuto il tempo di leggere, nella fretta del quotidiano, delle cose da fare. Sempre. È una Lettera rivoluzionaria se si considera il contesto in cui è stata scritta, una Lettera in cui si rifiuta la censura e si considera l’importanza della letteratura nella formazione dell’individuo. Il Signore che l’ha scritta, l’ha firmata, ma noi, della redazione abbiamo deciso che spetta alle lettrici e ai lettori il compito di individuare il nome del Signore XY; è una sfida, per questo ci aspettiamo le risposte inviate alla redazione. Il premio? Il riconoscimento collettivo di chi da pochi indizi capisce: Chi l’ha scritta? È una Lettera che non può lasciarci indifferenti perché fissa i pensieri – rondine che sfrecciano nel nostro cielo, quando abbiamo un libro tra le mani, i pensieri-rondine garriscono e volano via con il rischio di sfuggirci. La Lettera del Signor XY fissa i pensieri-rondine in undici pagine: introduzione, otto paragrafi, suddivisi in quarantaquattro punti.
Prendo in considerazione uno solo di quei paragrafi il cui titolo è Ascoltare la voce di qualcuno:
“20. Ecco una definizione di letteratura che mi piace molto: ascoltare la voce di qualcuno. E non si dimentichi quanto sia pericoloso smettere di ascoltare la voce dell’altro che ci interpella! Si cade subito nell’autoisolamento, si accede ad una sorta di sordità ‘spirituale’, la quale incide negativamente pure sul rapporto con noi stessi.”
S’accende nella mente la copertina di un romanzo, in carta lucida rossa e strisce gialle. L’ho letto più di dieci anni fa. Lo sfuocato nella mente diventa nitida percezione quando recupero il romanzo da uno degli scaffali dello studio. Quando la lettura è un’esperienza viva e trasformativa, ti resta nei gangli, perdi la trama, ma l’atmosfera rimane tutta seppure saltano i passaggi narrativi. Amatissima, di Toni Morrison è un romanzo che fa dell’ascolto dell’altro – soprattutto della voce femminile e nera, troppo spesso esclusa dalla narrazione ufficiale – un atto di rivoluzione, cura e memoria.
L’ascolto, in Morrison, è sempre un gesto politico oltre che umano.
Il romanzo racconta il percorso di guarigione di Sethe che attraversa l’elaborazione della colpa e il confronto con il ricordo del male compiuto. Si tratta di un cammino che ha una duplice natura: psicologica ed etica, individuale e collettiva. Sethe è una schiava fuggitiva che porta il peso… (no spoiler). Sul piano collettivo, il romanzo rievoca la memoria storica degli “oltre sessanta milioni o più” di schiavi africani morti durante il Middle Passage, la tragica traversata dell’Atlantico a bordo delle navi negriere. Amatissima mette in scena il coraggio e la fatica di raccontare e di ascoltare, soprattutto quando la storia che si porta dentro è segnata da dolore, paura e tortura. In una scena chiave, Sethe si mostra ascoltatrice attenta e accogliente di Paul D.
Paul D varcò la soglia e le toccò delicatamente la spalla.
«Non avevo intenzione di dirtelo.»
«E io non avevo intenzione di sentirlo.»
«Non me lo posso rimangiare, però posso solo lasciar perdere», disse Paul D.
Vuole parlarmi pensò Sethe. Vuole che io gli dica che cosa è stato per lui – quanto si sente offesa la lingua, bloccata com’è dal ferro; il bisogno di sputare è così forte che a uno viene voglia di piangere. Lo sapeva già, lo aveva visto parecchie volte nel posto dove viveva prima di Sweet Home. Uomini, ragazzi, ragazze, donne. Il furore che si sprigionava dai loro occhi nel momento stesso in cui le labbra venivano tirate con violenza all’indietro. Quando il morso veniva tolto, dopo qualche giorno, si provvedeva a strofinare del grasso d’oca agli angoli della bocca, però non c’era niente da fare per placare la lingua e per levare quel furore dagli occhi.
Sethe alzò lo sguardo per vedere se negli occhi di Paul fosse rimasta traccia di tutto quello. (…) «Me ne vuoi parlare?»
«Non lo so. Non ne ho mai parlato ad anima viva. Qualche volta l’ho cantato, ma non l’ho mai raccontato ad anima viva.»
«Dai, vai avanti, posso starti ad ascoltare.»
«Forse tu puoi starmi ad ascoltare, ma io non sono sicuro di poterlo raccontare. Cioè, raccontarti che cosa è stato veramente perché non è stato il morso… non è stato quello.»
«E allora che cosa?» chiese Sethe.
«I galli», rispose. « Passare davanti ai galli e guardarli mentre loro guardavano me.» Sethe sorrise. «Sul pino?»
«Già» Paul D sorrise insieme a lei. « Ce ne dovevano essere cinque, appollaiati lassù e almeno cinquanta galline» (Amatissima, Frassinelli 1996, p. 102)
Sethe offre, a Paul D, uno spazio di ascolto che lui non ha mai avuto, un gesto di apertura e di cura che rompe il muro del silenzio e della paura. Paul D, segnato da un passato doloroso, esprime la difficoltà di raccontare, mentre Sethe si fa portatrice di un ascolto autentico, capace di accogliere la voce dell’altro senza giudizio.
Questa dinamica ribalta la narrazione tradizionale: non è solo chi soffre che ha bisogno di essere ascoltato, ma anche chi ascolta compie un atto di coraggio e responsabilità. L’ascolto, dunque, è un processo reciproco e trasformativo, che crea legami e apre spazi di guarigione.
Nel contesto femminista, questa scena sottolinea la forza dell’ascolto femminile come atto di cura e di resistenza, capace di dare voce a chi è stato a lungo escluso e di costruire relazioni di fiducia e riconoscimento.
Nella sua Lettera il Signor XY ci ricorda che smettere di ascoltare significa isolarsi e perdere contatto con l’altro e con noi stessi. La letteratura, come in Amatissima, ci insegna che ascoltare è un modo per toccare il cuore dell’altro e, insieme, il nostro; ascoltare significa anche lasciarsi cambiare, accogliere la paura e la verità dell’altra. Il Signor XY, con T.S. Eliot, evidenzia come possa esserci una diffusa incapacità emotiva, incapacità ad emozionarsi davanti agli esseri umani. Solo la letteratura può guarire e arricchire la nostra sensibilità, scrive.
