Il tema dell’educazione alla affettività e alla sessualità è ridiventato di attualità, da quando Ministra Roccella ne ha messo in discussone l’utilità nelle scuole, in particolare per la prevenzione della violenza sulle donne. Ma come forse la Ministra non sa, di educazione alla sessualità e all’affettività nelle scuole italiane se ne fa pochissima.

Praticamente non esiste nella scuola primaria (salvo qualche progetto pilota in qualche istituto scolastico particolarmente innovativo) ed è praticamente inesistente alla scuola media, dove si lascia alle Insegnanti di Scienze il compito di presentare gli “apparati riproduttivi maschile e femminile” nonché di dare note su Igiene e Malattie sessualmente trasmesse. C’è anche da dire che queste voci sono messe all’ultimo posto del Programma di studio per la Scuola Primaria e mi pare quindi legittimo chiedersi quante classi effettivamente ci arrivino.

E le scuole superiori? Anche qui ci si limita a mettere in programma “Anatomia e Fisiologia umana”. Si lascia al buonsenso delle Insegnanti o all’iniziativa dei Presidi l’eventuale approfondimento degli argomenti relativi a sessualità e contraccezione. Naturalmente, anche qui i Genitori, dopo che spesso hanno lasciato figlie e figli all’oscuro di tutto quello che avrebbero dovuto conoscere fin da piccoli, vogliono sapere “chi e con che competenze parla di certe cose ai loro ragazzi”. E anche qui è uno dei Ministri della Repubblica, Salvini, a splendere per banalità.

A Padova esiste il Contatto Giovani, l’unico Consultorio adolescenti della città, che offre, tra i molti servizi, anche incontri di Educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole secondarie. Psicologi, Ginecologhe, Infermiere professionali, Assistenti sanitarie, tanto per rassicurare il Ministro. Ma si parla di due incontri di un’ora per ogni seconda classe. Meglio che niente, certo, ma non quello che basta ad orientare ragazze e ragazzi su come vivere il rapporto di coppia, sull’orientare la propria identità sessuale, sulle scelte contraccettive e sulle mille sfaccettature che compongono la sessualità delle persone. 

Ho avuto la fortuna di far parte per quasi 10 anni dell’equipe che, dal Contatto Giovani, girava le scuole per gestire gli incontri nelle scuole superiori. Due incontri per affrontare argomenti di cui ragazze e ragazzi erano totalmente a digiuno. Niente sapevano di sofferenze, speranze, delusioni, difficoltà se non le proprie. Niente di fisiologia, di contraccezione, di malattie sessualmente trasmesse. Niente, solo stereotipi sui vissuti delle persone. La prima difficoltà da affrontare era decidere a cosa dare la precedenza. L’attenzione nelle classi era sempre al massimo e le domande erano le più diverse. Tutto questo continua ancora adesso e resta una irrinunciabile opportunità per le scuole che decidono di aderire al progetto. Ma è chiaro che questo non basta assolutamente. Servono più occasioni di incontri collettivi, ma anche momenti per incontri personali, che il Contatto Giovani dà regolarmente nella sua sede a Ponte Ognissanti. 

Nella mia esperienza ci sono stati anche anni di collaborazione con Case di accoglienza per minori in difficoltà, sempre per l’educazione alla sessualità. Qui gli incontri erano personali e le chiacchierate più mirate ai singoli problemi. Si parlava tanto di contraccezione, di malattie sessualmente trasmesse (che tanto spaventano) su cui manca qualunque conoscenza e per evitare le quali le giovani coppie non fanno assolutamente nulla. L’uso di contraccettivi ormonali (pillola, cerotto, anello) dà una illusoria sicurezza assolute e le malattie spariscono dall’orizzonte delle questioni di cui preoccuparsi. Quando però il discorso con le ragazze o i ragazzi si faceva più personale le parole giravano intorno al rispetto reciproco, all’importanza della “simmetria” nella coppia, al fatto che, messi su una immaginaria bilancia, le due persone che la compongono devono “avere lo stesso peso”. E qui molto spesso si manifestavano le carenze più gravi. Le ragazze e qualche volta anche certi ragazzi, troppo spesso non danno importanza al loro ruolo nella coppia, al fatto che ognuno deve essere libero di esprimersi e di fare la sua vita e le sue scelte anche quando vive in un rapporto di coppia. Certo, è importante sapere come evitare le gravidanze indesiderate e le malattie sessualmente trasmesse, ma ancora più importante è che la relazione si basi sul rispetto reciproco. E questo è quello che io intendo per prevenzione della violenza di genere. 

Di sicuro, oggi ragazzi e ragazze ricorrono sempre più spesso alla IA per avere risposte. Certo, troveranno informazione su contraccezione e malattie sessualmente trasmesse, semprechè poi siano in grado di farne un uso corretto.  Ma quello che la IA non potrà mai dare sarà la capacità di relazionarsi, di costruire relazioni positive, relazioni “simmetriche”, di parlarsi. 

Chi sarebbe in grado di farlo?

E qui torniamo a parlare dei Consultori Familiari. Proprio loro. Quelli che per legge dovrebbero essere uno ogni 20.000 abitanti e che in Veneto sono uno ogni 50.000. Quelli che hanno, tra i loro compiti, quello di occuparsi di adolescenti e delle loro problematiche sia psicologiche che sessuali. Quelli i cui organici sono gravemente sottorappresentati, dove Psicologi e Psicologhe non hanno tempo per occuparsi delle singole persone, dovendosi occupare principalmente di casi che arrivano dal Tribunale dei minori. E anche questo la dice lunga su quale sia realmente la situazione dei nostri adolescenti. E pensare che la Regione Veneto, a seguito delle proteste soprattutto delle donne per la carenza di Consultori, dice di avere stanziato fondi per farli conoscere alle persone! Qualcuna di voi ha notato l’esistenza di campagne di divulgazione delle attività, dei Servizi offerti dai Consultori? Ma quando mai? E del resto, con che faccia si potrebbero offrire Servizi che non si è poi in grado di elargire, visto che nei Consultori manca più o meno la metà degli Operatori previsti? E dove è finita la gratuità dei servizi, prevista per legge? E dove l’accesso diretto (ossia senza prenotazione), anch’esso previsto per legge?

Oggi i Consultori, gli unici Servizi in grado di supportare i bisogni psicologici e di salute di adolescenti, neomamme in difficoltà, coppie in crisi, persone che attraversino momenti particolarmente difficili della vita, sono servizi sottostimati in primo luogo dalla politica, dalla Regione e dai Sindaci, che hanno tra i loro compiti il prendersi cura della salute di cittadine e cittadini. 

Ancora una volta è necessario che siano e donne a prendere in mano le cose. Ad alzare la voce, a protestare per i propri diritti calpestati. E per quelli dei loro figli e figlie.

 

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