1971: Una scoperta casuale. A venti anni faccio la conoscenza del tumore al seno. Mentre mia
sorella maggiore allatta la sua piccola e si lamenta per qualche dolore al seno, mamma cerca di
tranquillizzarla dicendole che anche lei ha un fastidio alla mammella sinistra. La figlia si allarma
e le chiede di mostrarle il punto dolente. È un evidente “bozzo” anomalo. “Cosa? Qui bisogna
muoversi subito”- dice mia sorella allarmatissima- “può essere una semplice cisti o un lipoma,
ma può essere anche qualcosa di molto serio.” E di fatto è qualcosa di molto serio: carcinoma
mammario. Inizia un percorso nel mondo sconosciuto della cura. Si parte immediatamente per il
grande ospedale romano dove, altrettanto immediato, è l’intervento di mastectomia totale. Ero lì,
frastornata:
“..ricordo il “fiume” di mia madre, i suoi capelli sciolti, rossi come quelli delle donne ritratte
dai Preraffaelliti. Li portava sempre legati in una treccia, lucida e sontuosa, un’acconciatura
che accentuava i suoi meravigliosi occhi verdi, su un viso lentigginoso e bellissimo. Una delle
pochissime volte che li ho visti sciolti, in libertà era su una barella, appena uscita dalla sala
operatoria del grande ospedale romano ancora stordita dall’anestesia.”
Fortunata la donna. Tumore asportato tempestivamente. Non ricordo bene il decorso
postoperatorio. Ma ricordo benissimo la grande fasciatura bianca sulla zona ormai piatta e
l’imbarazzo di mamma nel farsi vedere mentre si vestiva e inseriva una protesi ballerina.
Compare una piccola recidiva due anni dopo, ma nel tempo arriva la guarigione. Io e le mie
sorelle facciamo “tesoro” di questa esperienza e iniziamo un percorso di “attenzione e
controllo”.Tutto procede per il meglio, anche se, ad ogni esame, affiorano piccole e grandi paure.
Si pensa alla familiarità e quindi ad una esposizione maggiore al rischio.
2003: Scoperte non casuali. Sono in premenopausa. E cosa succede? La palpazione evidenzia
una pallina piccola piccola al di sopra della mammella sinistra. Né l’ecografia né la
mammografia, che faccio regolarmente, evidenziano un problema serio. Continuo la mia vita,
sempre più sommersa dal lavoro e dalle incombenze familiari.
2004: Annus Horribilis. L’anno è uno di quelli da dimenticare. Accadono tante cose, tra queste
la metamorfosi della piccola pallina. È aumentata di volume. Ancora una volta gli esami
strumentali non rivelano nulla. Comincio ad allarmarmi e insisto con il medico, visibilmente
scocciato da questa mia insistenza, perché venga ripetuta l’ecografia in modo più approfondito.
Lui pensa sia un lipoma, ma io insisto sottolineando l’aumento nelle dimensioni. Di malavoglia
accetta la mia richiesta e ripete l’esame. Che faccia ha fatto quando l’esame ha rivelato il
maligno oggetto misterioso, di circa un centimetro! Immediatamente richiede l’ago aspirato per
il giorno successivo. Che dolore! Un dolore acuito dal ricordo dell’esperienza materna.
L’esame istologico è positivo.
Parte il percorso con un intervento di quadrantectomia. Il tumore è in una posizione davvero
insolita, ma viene estirpato completamente, insieme ai linfonodi. Allora si usava così. Meno
male però che la mammella rimane al suo posto. Seguono inevitabili il ciclo di radioterapia, la
cura ormonale, i controlli prima semestrali, poi annuali, fino alla soglia di sicurezza dei cinque
anni. Superata la quale continua la sorveglianza all’interno del protocollo di Screening
Mammario della Ulss6 Euganea.
2022:Post-Covid. Durante il controllo qualcosa sembra non andare per il verso giusto: piccolo
nodulo profondo e nascosto nell’ ascella sinistra. La dottoressa mi chiede se ho fatto il vaccino,
che forse ha generato dei piccoli noduli. Vista la posizione nell’ascella sinistra, già coinvolta in
precedenza, ritiene opportuno un prelievo tramite ago aspirato, anche questo inaspettato e
doloroso. Il risultato dell’analisi è negativo. E vai! Anche questa volta ce l’abbiamo fatta.
2024: Bye bye screening? Al controllo mi anticipano scherzosamente che è l’ultimo controllo in
screening. A 74 anni bye bye screening! Ma no. Non è destino! Gli esami strumentali rilevano
qualcosa…Compare un piccolissimo nodulo nella mammella destra. E sì, si era sentita trascurata
per tutte le attenzioni date alla sinistra. Parità di mammella. Ago aspirato inatteso, anche questa
volta, ma meno doloroso. Positivo! Non è una recidiva, ma un tumore nuovo di zecca!
La dottoressa attiva la Breast Unit. Parte il nuovo percorso. Radioterapia, molto più breve e
invasiva della precedente, cura ormonale per cinque anni. Quest’ultima cura è quella che mi
disturba di più, forse per un aspetto psicologico più che per la cura in sé. Cinque anni! alla mia
età sembrano una vita. Che scocciatura!
2025: È già passato un anno! E invece, è già passato un anno dall’intervento e dall’inizio delle
cure. Tempus fugit. E’ stato un anno denso di visite di controllo. Ma nessun effetto collaterale di
rilievo. Forse qualche momento di stanchezza e malinconia, a ridosso delle visite.
2025: La prova regina. A un anno di distanza, arriva anche il controllo dirimente: mammografia
e ecografia. Tutto bene, “la mammella è bellissima”- dice la dottoressa – “la cicatrice quasi non
si vede. Hanno fatto un lavoro di cesello! Bravissima la chirurga!” E bravissima anche la
paziente che, “pazientemente”, ha curato il suo seno con creme specifiche. E tanto amore!
Brochure infografica screening mammella

