POESIA FEMMINISTA – COMINCIAMO DA GRACE PALEY

Perché proprio Grace Paley? Perché cominciare da lei questa rubrica della nostra NL che ogni mese proporrà poesie che danno voce alla nostra lotta?

Ci sono foto di Grace ammanettata, altre con addosso cartelli di protesta, in altre ancora, già bianca, appesantita dagli anni, la vediamo volantinare per strada. Femminista, ebrea, pacifista, ecologista, storyteller, poeta, Grace Paley (1922-2007), newyorkese nata da profughi ebrei ucraini, nei suoi 45 racconti e 3 libri di poesia, parla dell’urgenza di scrivere insieme a quella di crescere i figli, dei rapporti donna-uomo, di speranze, fallimenti, tragedie, dei «piccoli contrattempi del vivere», sullo sfondo della Storia, che si snoda «mentre si lavano i piatti», in una New York popolata di donne, amiche e madri, che si sobbarcano il peso del quotidiano.

Nei modi quieti e candidi che solo i bambini hanno con certe domande che ti azzerano, si interroga sulle ingiustizie, sulla vecchiaia, su Dio, mentre è intenta alle faccende di ogni giorno, sullo sfondo quei luoghi casuali dove passiamo molta della nostra esistenza, scalpitando d’essere altrove: sale d’attesa, marciapiedi, strade, giardinetti pubblici, appartamenti troppo

 

piccoli per contenere il vortice della vita, cucine dove far da mangiare e dar da mangiare, scrivere e ascoltare le amiche, piangere e fare l’amore. Grace Paley crede nella sorellanza delle sue protagoniste, amiche, zie, cugine che crescono figli in giro per il quartiere e non smettono mai di parlare, di litigare, di aiutarsi a vicenda, né di ascoltare.

La vita, sembra dirci, non ha niente di immacolato, è invece un caos di eventi casuali a cui si mescolano desideri, affetti, sentimenti violenti di rabbia e amore. I suoi versi danno voce a questo e ai legami con le persone che incontriamo, con cui ci scontriamo, che dobbiamo accudire-proteggere-capire, e da cui vogliamo a nostra volta esserlo (accudite-amate-capite), perché solo lì nella minutaglia delle questioni quotidiane c’è il senso; ma danno voce anche alla fede intrepida e generosa che si può e si deve lottare per rendere questo mondo migliore. È questo, ci dice, che le donne lo fanno ogni giorno.

Ecco perché cominciare da lei, da due poesie: la prima in tono leggero e spiritoso parla della difficoltà per una donna con figli di dedicarsi al lungo lavoro di lima che la scrittura, come ogni attività artistica esige; la seconda è una poesia paradosso, contro la violenza e l’orrore della guerra. Entrambe sono dalla raccolta Fedeltà (Minimum Fax, 2011, trad. Livia Brambilla e Paolo Cognetti)

Alternativa episodica del poeta

Stavo per scrivere una poesia

invece ho fatto una torta ci è voluto

più o meno lo stesso tempo

chiaro la torta era una stesura

definitiva una poesia avrebbe avuto

un po’ di strada da fare giorni e settimane e

parecchi fogli stropicciati

 

la torta aveva già una sua piccola

platea ciarlante che ruzzolava tra

camioncini e un’autopompa sul

pavimento della cucina

 

questa torta piacerà a tutti

avrà dentro mele e mirtilli rossi

albicocche secche tanti amici

diranno ma perché diavolo

ne hai fatta una sola

 

questo non succede con le poesie

a causa di una inesprimibile

tristezza ho deciso di

dedicare la mattinata a un pubblico

ricettivo non voglio

aspettare una settimana un anno

una generazione che si presenti il consumatore giusto

 

 

Grazie a Dio non c’è nessun dio o saremmo tutti perduti

 

Grazie a Dio non c’è nessun dio

o saremmo tutti perduti

 

se fosse Lui che ci fa gridare

di angoscia feroce di fronte alla tortura

all’odio tre o quattro volte per generazione

non ci sarebbe speranza e se Lui permettesse

alla pace di apparire quel giorno grandi

lastre

di pietra sotto i frutteti e il mare potrebbero

muoversi piano una contro l’altra terremoto

 

se fosse stato Lui a costruire così stretto il

ponte

su cui siamo esortati a passare

senza paura mentre intorno a noi

i vecchi gli zoppi i maldestri

i bambini scalpitanti ruzzolano giù

e a volte vengono spinti nell’orrido

precipizio se fosse Lui certo saremmo perduti

 

se fosse Lui a offrire il libero arbitrio ma

solo ogni tanto strano dono

per un popolo che ha appena distinto

la mano destra dalla sinistra

ma se siamo noi i responsabili con-

sideriamo il nostro assiduo amore uno per

l’altro

perché questo oggi noi possiamo

guardarci negli occhi

a grande distanza questo è il tele-

fonico elettronico digitale giorno d’oggi

celebre per il denaro e la solitudine ma noi

 

abbiamo sconfitto Babele accettando parole

straniere in gloriose traduzioni se

sappiamo essere responsabili

se siamo diventati responsabili

 

A settembre 2023 è stata pubblicata una sua nuova raccolta di poesie di Grace Paley dal titolo

UNA DONNA INVENTÒ IL FUOCO E LO CHIAMÒ RUOTA, BigSur.

Per chi voglia saperne di più: https://tg24.sky.it/lifestyle/2023/11/15/grace-paley-poesie- racconti-intervista-annalena-benini

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