PARTIGIANE IN FAMIGLIA
BIELLA. GRAZIELLA RACCONTA… 
Graziella Chiaretto
GRAZIELLA RACCONTA … di GRAZIELLA CHIARETTO

Questa storia inizia con due Graziella: Graziella di Padova, che sono io, che scrivo le testimonianze e aggiungo i miei ricordi e Graziella di Biella, la mia cugina acquisita. E’ lei, ultima custode di preziosi ricordi, mai fissati su carta e sempre raccolti in momenti di incontro, quando ancora si trovava il piacere di lasciarsi andare all’ascolto dell’altro.

Graziella di Biella mi racconta di due coppie di partigiani conosciuti quando lei era giovane sposa.

– Ho conosciuto Bruno perché mio marito Leo ci lavorava insieme in banca. Entrambi erano appassionati scalatori ed esperti escursionisti delle nostre montagne biellesi. Andai più volte con Leo nella cascina dove abitava Bruno con la moglie Liliana e i due figli. Dei due coniugi sapevo che avevano combattuto sulle montagne per la Liberazione. Conoscevo racconti frammentati, narrati sottovoce, pettegolezzi, quasi a voler nascondere le terribili vicende passate. Bruno appariva un uomo gentile, affabile, sempre accogliente e generoso. Liliana era invece meno dolce, una donna decisa ed energica, anche con i due figli. Sembrava più nervosa di Bruno e talvolta aveva modi bruschi, sbrigativi. Raccontava di essere stata staffetta in Francia e poi nel biellese, dove aveva conosciuto Bruno detto “Mastrilli”.  Del periodo passato lui dava pochi dettagli, era più Liliana che raccontava di vicende per me allora incomprensibili: lunghi tragitti percorsi a piedi, da sola, sulle montagne di notte, per portare dispacci alla brigata di turno; momenti di grande tensione quando fuggiva dai fascisti che l’avevano individuata o quando i fascisti l’avevano fermata e perquisita. Raccontava questi episodi con gran foga, mettendo passione nei dettagli e aggiungendo ogni tanto una sonora risata beffarda, quasi a compiacersi di averla fatta franca. Erano una bella coppia Bruno e Liliana ed era piacevole la loro compagnia. Sempre pieni di energia. Mi pare che lui morì annegato in mare durante una vacanza. I due rimasero insieme per tutta la vita, un’altra vita, tranquilla, dopo quella passata tra i monti a combattere.

Di Bruno Salza, (Occhieppo Inferiore 1920 – ? 1997) detto Mastrilli, comandante partigiano, si trovano molte informazioni sugli Archivi della Resistenza e negli articoli dei quotidiani dell’epoca.

Di Liliana Rossetti (Mongrando 1924 – Biella 2017) si trova una bella intervista sulla pagina “Granai della Memoria” dove lei stessa racconta di avere avuto una famiglia antifascista e comunista che nel ‘33 si trasferì a Parigi. Lì Liliana iniziò la sua attività di staffetta nelle file della resistenza francese, poi, tornata in Italia nel ‘43, divenne staffetta impegnata nei collegamenti tra Biella e Torino. La sua storia è narrata anche nel libro di Maria Paola Capra “Donne e Resistenza in Canavese” e accenni di lei si trovano anche sulla rivista “L’Impegno” – rivista di storia contemporanea -aspetti politici, economici, sociali e culturali del Vercellese, del Biellese e della Valsesia  A N N O 15° – n. 1 – Aprile 1995. – numero speciale.

Nel ricordarla il sindaco di Mongrando Toni Filoni scrive “ È morta a 93 anni Liliana Rossetti, una delle ultime staffette partigiane. Questo paese è libero, democratico e antifascista anche grazie a lei “ e l’ex deputato il consigliere regionale Wilmer Ronzani ricorda Liliana come « Un esempio di rigore morale, di onestà, di coerenza, di umiltà e di attaccamento ai valori della libertà e della democrazia che aveva contribuito a riconquistare».

Graziella ricorda poi lo zio Carlo che ho avuto la fortuna di conoscere.

“ Zia Anna, rimasta vedova, conobbe Carlo al lavoro. Entrambi ragionieri per una ditta di Torino. Andarono a vivere dapprima a Pino Torinese, poi si trasferirono a Biella. Andavo a trovarli spesso, zia Anna era una donna molto intelligente e raffinata e lui era un uomo taciturno, ma sempre cordiale e affabile, di quella cortesia antica. Poco a poco venni a sapere la sua storia: era stato partigiano nei GAP (Gruppi di Azione Patriottica). Quei gruppi composti da pochi individui, che operavano principalmente nelle città e che nel torinese erano molto temuti perché le loro azioni erano improvvise e quasi sempre di successo. Durante il periodo di militanza aveva avuto una compagna. Una donna che collaborava come staffetta e non solo. Dalla loro breve relazione era nata una bambina, Elena. Tornati alla normalità, si erano separati e intrapreso strade diverse. Lui ancora si vedeva con la figlia, ma il rapporto tra loro era difficile. Ha mantenuto il massimo riserbo sul nome della donna, (forse Rosi) che da indiscrezioni aveva combattuto a fianco delle brigate partigiane. Di Carlo Torre, non abbiamo mai saputo molto, non amava parlare di sé, era piuttosto un bravo e paziente ascoltatore. Unico indizio del passato era un grosso fucile appeso ad una parete del suo studio, al riparo da occhi indiscreti e silenzioso testimone di eventi passati.

Al racconto di Graziella mi aggiungo osservando che le due storie appartengono allo stesso periodo storico, ma sono molto diverse tra loro. Entrambe le donne, Liliana e Rosi, hanno combattuto per un ideale di Libertà, mettendo in gioco le loro vite e spendendo tra le montagne un lungo periodo della loro gioventù. Per Liliana la memoria storica le ha reso giustizia, forse perché è rimasta accanto ad un uomo come Bruno che ha continuato anche in seguito ad impegnarsi nel sociale. Per Rosi, ammesso che questo fosse realmente il suo nome, nessuna memoria. Come per Carlo Torre, nessuna scheda, nessuna traccia del suo vissuto partigiano. Eppure vi assicuro che dal suo aspetto, un fisico provato dalle continue bronchiti e infiammazioni polmonari contratte e dai libri presenti nelle sua libreria, appariva chiaro che l’impegno per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, c’era stato, e molto forte. E mi vien da pensare che la donna che in quel periodo lo ha affiancato, non sarà stata da meno. Sicuramente una donna di grande coraggio con forti ideali di giustizia e libertà che alla fine, al plauso e ai riconoscimenti ha preferito il silenzio e l’anonimato.

 

 

 

 

 

Privacy Preference Center