I primi studi, fatti da gruppi di ricerca indipendenti in UK e altri paesi europei, risalgono ai primi anni duemila. Ahimè la diffusione dei risultati è sempre stata molto limitata.
Oltre dieci anni dopo, finalmente vedo più movimento e interrogazioni all’Unione Europea perchè si faccia finalmente una legge sugli assorbenti.
Un mix di pesticidi, metalli pesanti, ftalati, PFAS, microplastiche e nanoparticelle: è questo ciò che può essere presente nei prodotti mestruali. Eppure, in Europa, assorbenti e tamponi restano meno regolamentati di un mascara o di un cerotto. A denunciarlo è l’ong francese Règles élémentaires, che ha pubblicato un rapporto basato su vent’anni di studi scientifici e su interviste a esperti, istituzioni e produttori, chiedendo un intervento urgente dell’Unione europea.
Nel corso della vita, una donna utilizza tra i 5.000 e i 15.000 prodotti mestruali. Un’esposizione massiccia e ripetuta che avviene a contatto diretto con mucose che sono ben note per avere altissime capacità di assimilare le sostanze (molto più che altre parti del corpo). Nonostante ciò, questi prodotti non rientrano né nella categoria dei cosmetici né in quella dei dispositivi medici: un vuoto normativo che non considera né l’uso prolungato né la specificità dell’area di applicazione.
Dai primi studi su diossine e furani legati ai processi di sbiancamento, si è arrivati a identificare un’ampia gamma di sostanze: pesticidi, metalli pesanti, composti organici volatili, ftalati e PFAS, le cosiddette “sostanze eterne”. Uno studio del 2024 pubblicato su Environment International ha rilevato la presenza di metalli come piombo, arsenico, cadmio e mercurio in tutti i tamponi analizzati. Già nel 2019, l’agenzia francese Anses aveva confermato la diffusione di queste sostanze nei prodotti mestruali.
Il problema non riguarda solo la presenza delle singole sostanze, alcune già note per i loro potenziali effetti nocivi, ma il loro insieme. Gli assorbenti contengono infatti miscele complesse di composti chimici che possono interagire tra loro, dando luogo al cosiddetto “effetto cocktail”, con possibili effetti additivi o sinergici che aumentano la tossicità complessiva. Questo aspetto è ancora poco considerato nelle valutazioni del rischio, che tendono a esaminare le sostanze singolarmente, mentre l’esposizione reale è cronica, a basse dosi e multipla.
Le possibili conseguenze riguardano in particolare il sistema endocrino, riproduttivo e immunitario ma nonostante queste evidenze, persistono importanti lacune nella ricerca, soprattutto per quanto riguarda gli effetti a lungo termine, i meccanismi di assorbimento attraverso le mucose e l’impatto delle esposizioni cumulative da fonti diverse.
Dopo questo quadro sconfortante, qualche buona notizia. Gli esperti ritengono che ci siano già le basi per imporre all’Unione Europea che si applichino alcuni principi normativi che implicherebbero maggiori controlli.
Oggi, al contrario di vent’anni fa, abbiamo alternative come le coppette mestruali (anche qui vanno scelte bene) oppure l’intimo per il ciclo. Resta fermo il fatto che le mestruazioni non sono una scelta e l’accesso a determinati prodotti non può continuare ad essere un privilegio per poche.
Nella speranza che vengano imposte regole più rigide per gli assorbenti, soprattutto interni, fate girare la voce.
