Il diritto di voto alle donne arrivò nel 1945, a conclusione delle terribile guerra nella quale il fascismo aveva trascinato l’Italia. Ma fu nel 1946 che le italiane poterono finalmente “registrare” la loro voce sulla scheda. 80 anni fa…Prima nelle amministrative di primavera, poi nel giorno che avrebbe cambiato il destino del Paese: il 2 giugno, tra il referendum Monarchia‑Repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente. In quell’aula, tra 556 volti chiamati a immaginare la nuova Repubblica, c’erano anche 21 donne, un numero significativo per l’epoca, rappresentanti di vari partiti, tra cui Nilde Iotti, Teresa Mattei, Teresa Noce, Rita Montagnana e molte altre. Sono le  Madri Costituenti, che  hanno portato nella Carta la loro esperienza, la loro forza e la loro idea di futuro. 

Due di loro venivano dall’Abruzzo: Filomena Delli Castelli e Maria Agamben Federici. Ho provato una grande emozione  e un pizzico di orgoglio nell’apprendere che due donne, mie corregionali, hanno contribuito a lasciarci un dono inestimabile: la Costituzione Italiana. A prescindere dalle loro idee politiche  e religiose, sono state in grado di unire le forze e fissare dei principi imprescindibili che ancora oggi-e per il futuro- sono alla base della vita democratica del nostro paese. Riportiamo dall’ENCICLOPEDIA DELLE DONNE alcuni frammenti delle loro  biografie. 

Maria Agamben Federici, nata nel 1899 a L’Aquila, fu una figura di grande rilievo nel panorama politico e sociale dell’Italia del dopoguerra. Partecipò ai lavori della commissione incaricata di elaborare il progetto della Costituzione e si impegnò in particolare sui diritti sociali, sulla tutela della famiglia e sulla presenza delle donne nella vita pubblica.

Insofferente delle limitazioni culturali imposte dal regime fascista, nel 1929 abbandonò l’Italia con il marito, uomo di alto profilo intellettuale, critico e autore teatrale, per stabilirsi all’estero, dove continuò a insegnare presso gli Istituti italiani di cultura – trasferendosi dapprima in Bulgaria, poi in Egitto e infine a Parigi. Qui, in particolare, visse uno dei periodi più fecondi della sua vita venendo a contatto con gruppi di esuli italiani in fuga dal regime dittatoriale fascista e confrontandosi con le idee sulla giustizia sociale e sul ruolo pienamente paritario della donna nella società, che costituiranno il caposaldo della suo pensiero.

Rientrata in Italia nel 1939, mise a frutto tali convinzioni con un intenso impegno sociale e di apostolato laico. Attiva a Roma durante la Resistenza nell’associazione Piazza Bologna, che forniva assistenza ai perseguitati politici, rivolse in quegli anni il suo interesse anche al mondo del lavoro, organizzando tra l’altro, come delegata dell’Udaci (Unione donne dell’Azione Cattolica italiana), un piano di assistenza per le impiegate statali rimaste disoccupate. Intanto, nel 1946 iniziava la sua esperienza politica. Eletta all’Assemblea Costituente, fu una delle cinque costituenti che fecero parte della cosiddetta “Commissione dei 75” – incaricata di elaborare e proporre il progetto di Costituzione…

 Filomena Delli Castelli, nata nel 1916 a Città Sant’Angelo (Pescara), fu una delle più giovani elette alla Costituente. Dopo quell’esperienza continuò il suo impegno politico e civile, diventando negli anni Sessanta la prima donna sindaca in Abruzzo, alla guida del comune di Montesilvano. La sua attività fu sempre legata alla promozione della cultura, della scuola e della partecipazione civica.

E così, a soli trent’anni, fu eletta all’Assemblea Costituente con oltre 27.000 voti di preferenza: un grande successo personale ottenuto anche, come lei stessa ammise, grazie alla rete delle parrocchie e al passaparola. Ma confessò anche che, entrando alla Camera, avvertì forte il peso della responsabilità che si stava assumendo.Nella Costituente Delli Castelli confermò la sua determinazione nel sostenere la causa dei diritti femminili che,  come lei stessa ricorda, unì in modo trasversale tutte le costituenti indipendentemente dallo schieramento politico – “La pattuglia femminile della Costituente serrava i ranghi quando erano in discussione e da risolvere i problemi inerenti il lavoro, la famiglia, la scuola”  – perché in loro erano sempre ben presenti le condizioni concrete delle donne nel Paese, così come quelle dei bambini, degli orfani, di quanti erano tornati dalla prigionia o dai campi di concentramento, e la necessità di evitare discussioni astratte e di principio, per mantenersi invece sempre aderenti alle reali necessità…”

Filomena Delli Castelli e Maria Agamben Federici. Due percorsi diversi, un impegno comune: portare nell’Italia che rinasceva la voce delle donne e delle comunità da cui provenivano. Lavorarono con discrezione e rigore, contribuendo a definire i principi della nuova Repubblica. La loro presenza, spesso rimasta ai margini dei racconti ufficiali, merita oggi di essere riportata al centro. Ricordarle oggi significa rendere omaggio alle Madri Costituenti e a tutte le donne che, con il loro voto, contribuirono a far nascere la Repubblica e a costruire l’Italia democratica.

Ornella Fortuna

 

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