LO SCAFFALE DELLE POETE – “LAVORO DI DONNA“ di Maya Angelou – Newsletter N.79

Regalare un libro di poesie è sempre un piccolo azzardo.
Spesso chi lo riceve sorride, ringrazia, ma resta un po’ spiazzato: “io la poesia non la capisco”.
Forse perché la poesia non è fatta per essere capita come si capisce un testo.
È fatta per essere detta.
Per essere detta ad alta voce, cantata, sussurrata.
In realtà la poesia è scritta, sì, ma forse sarebbe meglio dire che è pensata — o ancora meglio immaginata — in un’altra lingua: quella dei bambini, che disegnano cose impossibili, omini con gambe lunghe come grattacieli e dicono cose incredibili, come che i pesci volano. E così ci ricordano che il mondo non è definitivo. Che altri mondi sono sempre possibili.
Quella lingua tuttə la conosciamo, ma la teniamo nascosta dentro di noi, come qualcosa di cui vergognarsi.
È da lì che la poesia parte. Per fare questo: in un attimo stare dentro la fatica, nella stanchezza, nelle cose da fare — e subito dopo aprirsi, sollevarsi, respirare.
Proprio questo accade nella poesia di Maya Angelou[i], che ho scelto per la nostra NL del mese che si apre con la festa dei lavoratori. Una poesia in cui tuttə possiamo riconoscerci: dai mille lavori che riempiono le giornate, dalle mani occupate, dai corpi stanchi, la voce si alza all’improvviso verso il sole, la pioggia, il vento.
Si apre.
Perché noi siamo questo: fatica e desiderio, peso e slancio. E la poesia tiene insieme tutto, in un solo respiro.
Ad alta voce, lo si sente subito. Il ritmo rallenta, la testa si alza e, anche solo per pochi istanti, ci sentiamo liberə e felici.

 

  1. L’immagine è una delle opere di Lediesis, giovane collettivo di street artist, rigorosamente anonimo, che tappezza diversi centri cittadini italiani con eroine strabordanti di emancipazione, indipendenza e consapevolezza. Culturale, creativa, politica, scientifica, civica. Perchè la potenza dell’arte è anche questa: diffondere modelli che sono usciti dal perimetro e ci indicano la luna.

 

Lavoro di donna

Ho dei bambini cui badare
vestiti da rattoppare
pavimenti da lavare
cibo da comprare
poi, il pollo da friggere
il bambino da asciugare
un reggimento da sfamare
il giardino da curare
ho camicie da stirare
i bimbetti da vestire
la canna da tagliare
e questa baracca da ripulire
dare un’occhiata agli ammalati
e raccogliere cotone.
Risplendi su di me, sole
bagnami, pioggia
posatevi dolcemente, gocce di rugiada
e rinfrescate ancora questa fronte.
Tempesta, spazzami via di qui
con una raffica di vento
lasciami fluttuare nel cielo
affinché possa riposare.
Cadete morbidi, fiocchi di neve
copritemi di bianco
freddi baci ghiacciati
lasciatemi riposare questa notte
Sole, pioggia, curva del cielo
montagne, oceani, foglie e pietre
bagliori di stelle, barlume di luna:
siete tutto quello che io posso dire mio.

Maya Angelou

I’ve got the children to tend
The clothes to mend
The floor to mop
The food to shop
Then the chicken to fry
The baby to dry
I got company to feed
The garden to weed
I’ve got shirts to press
The tots to dress
The can to be cut
I gotta clean up this hut
Then see about the sick
And the cotton to pick.

Shine on me, sunshine
Rain on me, rain
Fall softly, dewdrops
And cool my brow again.

Storm, blow me from here
With your fiercest wind
Let me float across the sky
‘Til I can rest again.

Fall gently, snowflakes
Cover me with white
Cold icy kisses and
Let me rest tonight.

Sun, rain, curving sky
Mountain, oceans, leaf and stone
Star shine, moon glow
You’re all that I can call my own.

 

[i] Della poeta afroamericana abbiamo già parlato nella NL n. 70 di ottobre 2025: se avete voglia di darci un’occhiata, questo è il link.

https://us7.campaign-archive.com/?u=1e70151d36a289f77086ff745&id=088fce13d4

 

 

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