L’ARAZZO DELLA PACE di Graziella Chiaretto (Newsletter N.66)

Le giornate soleggiate di questo marzo 2025 si susseguono tra note colorate di nuova vita intorno e  incessanti, terribili notizie di distruzione e morte in altre parti del mondo. Un contrasto che mi  ferisce continuamente. La notte mi sveglio più volte, il sonno non è tranquillo. Mi ritornano in  mente la poesia di Talil Sorek “Ho dipinto la Pace” e la leggenda delle 1000 gru di Sasaki Sadako  tante volte lette in classe. Nasce nella mente l’immagine di un grande pannello con ripetuta  all’infinito la parola Pace, come un’infantile insistenza per ottenerla, una preghiera, un mantra.  L’idea dell’Arazzo della Pace nasce così, da un momento di profondo sgomento e impotenza  difronte all’aumento di gravi conflitti che portano guerra e distruzione. Una “guerra mondiale a  pezzetti” come qualcuno giustamente ha osservato. Penso che il mio stato d’animo sia anche quello di molti altri intorno a me. 

La Casa delle Donne di  Padova accoglie donne provenienti da diversi paesi per le lezioni di italiano, donne con esperienze e  culture diverse. Preparo un volantino con l’invito in più lingue e propongo a loro il laboratorio per  la costruzione dell’Arazzo della Pace. Ci incontriamo al termine della lezione, due volte alla  settimana. Il lavoro consiste nel ricamare le scritta a punto catenella con filo di lana. Invio nella chat  il tutorial perché comprendano meglio. I teli con le scritte li preparo io a casa. E’ stato un lavoro  interessante ricercare e trascrivere la parola Pace nelle varie lingue. Ho scelto le parole dei paesi a  cui appartengono le studentesse di quest’anno e poi ho deciso di aggiungere quelle delle nazioni  europee. Il laboratorio inizia e scopro con sorpresa che alcune di loro sono molto abili nel ricamo e  ben presto i riquadri vengono completati. Durante gli incontri è bello vederle chiacchierare e  aiutarsi a vicenda per infilare il filo o per tenere tesa la stoffa. Una di loro porta dei piccoli telai da  ricamo, strumenti utilissimi per realizzare il lavoro senza increspare il tessuto. Spiego a loro il  significato e l’importanza della manifestazione del 9 Maggio e più volte le invito a partecipare,  anche con le loro famiglie. Sorridono, annuiscono, ma non mi sembrano convinte. Insieme uniamo i  teli usando il filo da imbastire, poi il resto del lavoro, cuciture a macchina e copertura nel retro con  altro telo, lo eseguo a casa. Alla fine l’arazzo risulta lungo 5 metri e mezzo ed è formato da 33  rettangoli colorati … di Pace.

 Al lavoro partecipano anche socie della casa che hanno saputo  dell’idea e volentieri si sono proposte per aiutarmi, dandomi utili consigli e suggerimenti per la  realizzazione. Un lavoro a più mani perché, più che mai, è in questo “mondo al femminile” che  abita il desiderio di Pace. L’opera comunica un desiderio che ci unisce, vuol essere un messaggio  espresso da più parti, da più popoli, un’unica voce che invoca il ritorno della Pace. Arriva il giorno  della manifestazione e si decide di tenere il pannello come sfondo. Per fortuna ho pensato di cucire  in alto una lunga fettuccia per inserire dei pali che consentano di tenere teso il tessuto. Ho chiesto  ad alcune amiche di venire per reggere il telo mentre canterò nel coro. Arrivano le amiche e qualche  socia della Casa. Salgono con qualche difficoltà, vista l’altezza, sopra il sedile davanti a Palazzo Moroni. Da lì l’Arazzo si vedrà bene. 

Non è ancora iniziata la manifestazione che arrivano 4 donne  del mio gruppo. Si avvicinano, sorridono e salgono sul gradino per reggere il pannello insieme alle  altre donne. Una quinta donna viene, ma rimane tra il pubblico. Mi dice di avere un dolore all’anca  e non se la sente di salire così in alto. La mia sorpresa è grande e una forte emozione mi prende. Qualcuno mi dice: “Le hai schiodate da casa, incredibile, hai fatto una rivoluzione”. Non so se  questo è vero, ma confesso che questa loro partecipazione mi dà una grande gioia. In quel semplice  drappo ci sono tante cose oltre all’evidente messaggio di Pace. C’è la condivisione di un desiderio,  di un ideale, ci sono la collaborazione, la stima, la fiducia e infine l’amicizia che si è creata tra le  persone. E sono queste le cose che lo rendono maggiormente prezioso. Mentre canto Imagine  (there’s no countries, it isn’t hard to do, nothing to kill or die for) guardo in alto il cielo azzurro di  Padova. Oggi è un cielo sereno, “Above us only sky”, sereno in alto, sopra di noi, sereno dentro di  noi. “You may say I’m a dreamer, but I’m not the only one “.

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