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Chiesa di Santa Ildegarda a Eibingen, am Rhein, in Germania. -foto Elianda Cazzorla 2026

In bici in Assia per un trekking da tempo cercato. Oggi si segue la Rhein-Radweg da Oberwesel a Bingen, pista ciclabile che si snoda per circa venticinque km lungo la valle del Medio Reno. Il paesaggio è rigato da vigneti, disposti con raziocinio sulle pendici delle colline, al limite del suggestivo. Vino, tanto vino da bere. Gli alti tigli e le acacie dalle foglie mobili portano lo sguardo verso il cielo grigio con nuvole paffute che stemperano il caldo. Sarà per questo che mi paiono sorridenti come quelle disegnate nei fumetti per l’infanzia. Pedalo nel verde in tutte le sue tonalità, pedalo tra acqua e terra. Il fiume scorre lento con chiatte cariche di merci, incredibilmente lunghe nel loro andare silente.

Le salite, per quanto non eccessive impegnano. Poggio la bici, mi siedo sul molo davanti all’abbraccio tra Lahan e Reno. In ogni confluenza si annida la percezione dello straordinario che capita proprio davanti ai tuoi occhi: acqua che trattiene e disperde memorie immense. Alle mie spalle la città di Bingen, la città di Hildegarda. Filosofa, musicista, medica, mistica, consigliera dei potenti. Le è stato attribuito un inno che è un canto a tutte le tonalità del verde: dal fiume al tiglio, dal filo d’erba alle canne elastiche. Forse tutti questi verdi l’hanno portata a concepire un principio che anima uomini e piante: la viriditas, la viridità, la forza vitale che feconda, guarisce, sostiene la crescita.

Arriva un bip che mi interroga: oggi 13 giugno ci ha lasciato Luisa Muraro. Chissà, mi chiedo, se ha studiato i testi di Hildegarda? C’è un saggio che nel titolo potrebbe farlo pensare: Le amiche di Dio. Margherita e le altre. Una confluenza imprevista, due maestre, due filosofe  che hanno esplorato la fierezza delle donne, la loro potenza che non nasce da nessuna subordinazione all’uomo o alla sua imitazione, ma dalla consapevolezza della differenza.

Luisa Muraro ha chiamato questa forza sapienza di partire da sé: pensare il mondo dalla propria esperienza femminile, senza aspettare un riconoscimento esterno. Una forza che germoglia, non data, ma generata nel confronto, nella relazione con le altre. Nello scrivere assieme. Una viriditas, anche questa – sebbene lei non l’abbia chiamata così.

La relazione tra donne è per Muraro il luogo in cui il pensiero prende forma, non un semplice accompagnamento. Non ha cercato il potere come lo conosciamo. Non ha voluto imitare il modello maschile. Ha lavorato perché la parola femminile potesse valere per sé, non per la posizione di chi la pronuncia, ma per la qualità della relazione da cui nasce. L’autorevolezza femminile, nel suo pensiero, non si conquista assumendo un’autorità modellata sull’uomo: si genera nei legami in cui il sapere femminile può davvero valere.

E il principio è diventato pratica: nel 1975, con altre studiose e femministe, Luisa Muraro ha fondato la Libreria delle donne di Milano. Uno spazio culturale in cui si coltivano il pensiero e la scrittura delle donne, in cui si organizzano riunioni, discussioni politiche, presentazioni e proiezioni di film, creando un luogo di confronto continuo. È un luogo in cui si trovano i libri scritti da donne e conserva un fondo di testi rari, esauriti o introvabili.

Resto sul molo, quasi mi abbandono in quell’abbraccio di acque nominate Lahn e Reno. Da queste colline Hildegarda ricevette il comando: sci vias, conosci le vie. Lo eseguì: visioni, musica, medicina, lettere ai papi e agli imperatori. Vedeva con gli occhi interiori, diceva, senza perdere nulla del mondo attorno, e per non disperdere quelle immagini le ha tradotte in miniature, visioni di un cosmo vivente: cerchi di fuoco, mandorle di luce, l’uovo dell’universo. Anche Luisa vedeva ciò che altri non vedevano: la libertà femminile già all’opera nella realtà, prima che qualcuno la riconoscesse. E anche lei ha trovato la forma per trasmetterla, attraverso la scrittura di numerosi saggi, la creazione di spazi di confronto. Oltre alla Libreria delle donne a Milano, a Verona ha creato l’associazione Diotima, la sacerdotessa di Mantinea che nel Simposio di Platone insegna a Socrate la conoscenza dell’amore e del bello. Una donna che trasmette sapere a un uomo.

Alla confluenza dei due fiumi vedo abbracciarsi Hildegarda e Luisa Muraro. Il verde attorno è quello di Ildegarda: viriditas, l’anima viva delle cose.

Elianda Cazzorla

Per approfondire:

https://www.youtube.com/shorts/2E6IOiUhBls

https://www.youtube.com/watch?v=HjBT4HosBYg

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