INCHIOSTRO BIANCO – INCONTRI D’AUTRICE – A cura di Elianda Cazzorla e Giulia Maschio Newsletter n.82
Slavoj Žižek in Benvenuti nel deserto del reale scrive che: “una vecchia barzelletta in voga nell’ex Repubblica Democratica Tedesca racconta di un operaio tedesco che trova lavoro in Siberia. Consapevole del fatto che tutta la sua posta verrà letta dalla censura, dice ai suoi amici: ‘Stabiliamo un codice: se la lettera che ricevete è scritta in normale inchiostro blu, significa che è veritiera; se invece è scritta in inchiostro rosso quella lettera dice il falso. Dopo un mese, gli amici ricevono la prima lettera, scritta in inchiostro blu: ‘Qui è tutto meraviglioso: i negozi sono pieni di merci, il cibo è abbondante, gli appartamenti sono grandi e ben riscaldati, nei cinematografi si proiettano film occidentali, ci sono ovunque belle ragazze disponibili per un’avventura. L’unica cosa che non si trova è l’inchiostro rosso”.
La battuta funziona perché il codice si rovescia da solo: quello che conta non è ciò che viene detto, ma il colore che non compare. Ed è proprio a un colore mancante — o meglio, a un terzo colore, mai previsto dal codice — che pensa Hélène Cixous quando parla di inchiostro bianco. Non il blu del vero, non il rosso del falso: il bianco è il latte con cui la madre nutre, prima ancora delle parole, prima ancora del codice stesso.
È l’immagine da cui parte Il riso della Medusa, il libro che quest’anno ha compiuto cinquant’anni senza dimostrarli: scritto nel 1975, è stato ripubblicato da Gallimard e poi da Feltrinelli, con una nuova prefazione della stessa Cixous con traduzione di Francesca Maffioli. Nel testo l’autrice mette a fuoco per la prima volta l’idea di écriture féminine, un’espressione che in italiano tendiamo a schiacciare su “scrittura femminile”, perdendone quasi tutta la carica. Non è la scrittura delle donne, né uno stile riconoscibile per temi o toni: è un modo di scrivere che sfugge alla logica binaria e proprietaria con cui l’Occidente ha sempre pensato il linguaggio, quella che divide e possiede. Una donna può scrivere dentro quella logica; un uomo, in certi rari casi, può uscirne. La differenza non è anagrafica: è nel gesto — nel dare senza calcolare il resto, nel lasciare che il testo ecceda la forma già decisa da altri.
Sono passati cinquant’anni da quella prima pagina, e l’inchiostro bianco ne ha attraversati chilometri: la voce delle donne, la scrittura del corpo, non hanno mai trovato tanto spazio nell’editoria quanto oggi. I numeri lo confermano, seppure con la lentezza tipica di ogni cambiamento reale: nel 2017 il 38,3% degli autori di narrativa per adulti pubblicati in Italia erano autrici, una quota cresciuta di nove punti rispetto al 2005, quando si fermava al 29,7%. E a leggere, sempre di più, sono le donne stesse: nel 2021 le lettrici in Italia erano il 60% contro il 52% di lettori, con la quota più alta di lettrici forti — quelle che superano i dodici libri l’anno. Sono cifre parziali, che raccontano un mercato ancora squilibrato più in alto, verso i premi e i ruoli apicali, che nei numeri di base — ma segnano comunque una traiettoria: l’inchiostro bianco di Cixous non è rimasto un’intuizione isolata del 1975, è diventato, pagina dopo pagina, una lingua sempre più praticata.
La potente immagine cixousiana, Inchiostro Bianco, è il nome scelto per la rassegna di libri, che condurrò con la presidente della casa delle donne, Giulia Maschio, nella manifestazione femminista FUORICASA. Undici incontri con autrici di romanzi, racconti e riviste che cercano nella loro scrittura, ciascuna a suo modo, il dirsi fuori dal canone imposto dalla cultura patriarcale. Inchiostro bianco è la scia bianca, la pista di schiuma, che Penelope, uscita di casa, inizierà a seguire, sulla sua imbarcazione; non incontrerà sirene maliose o maghe arcigne, scoprirà le isole dell’arcipelago di libri nel piacere estetico. Quali le isole? Quella degli Specchi, delle Gabbie, del Fuoco, dei Telai, delle Tavole. Vuoi saperne di più? Seguimi nella prossima newsletter con Penelope che esplora le isole e ne scopre la particolarità composita. (Continua)

