IN VIAGGIO CON PIPPA a cura di Elianda Cazzorla NL 79 Maggio 2026

 

L’undici giugno “Donne in viaggio con Pippa Bacca” sarà alla quarta replica. Tra tutte noi, che quel viaggio l’abbiamo costruito attraverso un laboratorio di scrittura teatrale e un altro di messa in scena, con sole 8 incontri, rimarrà indelebile il ricordo dello spettacolo del 23 maggio, quando nella Casetta di quartiere di via Cave 15, a Padova, è arrivata la sorella di Pippa, nella sua gonna di tulle verde, con la maglietta verde. Antonietta Pasqualino nel colore che sua sorella amava indossare. Non a caso Pippa aveva scelto il cognome Bacca.

Le gote arrossate, gli occhi lucidi, i movimenti trattenuti sono i segni tracciati nella mappa della commozione di Antonietta. Noi abbiamo vissuto la meraviglia di una presenza: la stessa che provano i bimbi davanti a un libro pop-up di re e di regine. Aprono il libro ed esplode sulla pagina il castello tridimensionale con le torri, il ponte levatoio, le feritoie, la camminata di ronda. Un libro animato. Davanti a noi la sorella di Pippa. Certo non sapremo mai cosa si è mosso dentro Antonietta, possiamo solo immaginare che avere una sorella così unica come Pippa, la sposa in autostop per Gerusalemme, non è un fardello facile da portare, e non lo è nemmeno il dolore che ne è seguito per la sua fine tragica. Antonietta è una ragazza piena di fiducia, simpatica, allegra, una donna senza paura che va in giro da sola in bicicletta per il mondo e vive con la convinzione che nel mondo non ci siano solo i cattivi, ma anche gente disposta ad ascoltare il messaggio di Speranza che Pippa ha portato nel suo attraversare i paesi devastati dalla guerra nell’est d’Europa nel 2008.

Ma qual è la storia di Pippa?

Tutto parte dalla cenere in giardino. È da lì che comincia il viaggio di Pippa Bacca. Per un saluto prima di andare, Pippa chiede ai suoi amici di raggiungerla nel giardino di casa, a Milano, e di portare un oggetto. Non un oggetto qualsiasi: un oggetto a cui tengono che possa essere bruciato. Nascono così dei piccoli falò, e la cenere che ne resta viene raccolta da Pippa in un sacchetto. Sarà quella cenere a servirle per lavare l’abito da sposa che la accompagnerà lungo il cammino: nei torrenti, nelle case, nei luoghi attraversati.

Pippa indossa un abito da sposa vistoso. L’ha confezionato una casa di moda di Milano, diviso in tre pezzi, la gonna ha la forma di un giglio con 11 petali. Undici  i territori che attraverserà. Sulle spalle una mantellina in due strati. Il suo progetto, si chiama, Brides in tour. Spose in viaggio. Lei e Silvia Moro, la sua amica artista. Due spose in viaggio in autostop. Immaginate le espressioni che potevano affiorare sui visi di chi le incontrava. Meraviglia, incredulità, approvazione, diniego.

In autostop attraversano diversi territori. Su quell’abito si deposita la polvere del mondo: la polvere delle strade, degli incontri, ma anche quella di un’Europa e di un Oriente feriti dalle guerre. E allora, davanti a quell’immagine così potente, viene quasi spontaneo domandarsi: ma chi era Pippa Bacca?

Pippa Bacca era lo pseudonimo di Giuseppina Pasqualino di Marineo nata (Paderno Dugnano, 9 dicembre 1974 – Gebze, 31 marzo 2008). Pippa Bacca era solo una delle cinque alter ego. Era l’artista. Poi, c’erano le altre: Pippa Pasqualino di Marineo, lavoratrice in un call center; Eva Adamovich, nel duplice ruolo di curatrice della Fondazione Pippa Bacca e manager delle Bubble Gum, complesso vocale femminile; infine, una supereroina, detta “Il coniglio verde”, apparsa molto di rado, il cui corpo nudo era coperto da un mantello verde.

Altri modi di stare al mondo, quasi a dire che una donna non coincide mai con una sola forma, con una sola definizione. E forse già questo ci consegna qualcosa di prezioso: l’idea di un’identità mobile, creativa, plurale.

Il progetto che aveva preparato per due anni insieme a Silvia Moro era un progetto di pace e di incontro: attraversare i Balcani, arrivare fino a Gerusalemme e deporre lì gli abiti da sposa, segnati dalla polvere, dai passaggi, dalle ferite del viaggio, come simbolo di fiducia e di pace.

Dentro questo cammino c’era per lei un gesto fondamentale: incontrare le ostetriche e lavare loro i piedi. Asciugarli con la mantella del suo vestito. Le ostetriche aiutano a venire al mondo. E la domanda che Pippa portava con sé era semplice e immensa insieme: com’è possibile che gli esseri umani, dopo tutta la fatica del nascere, continuino a generare guerra? A Silvia Moro toccava cercare ricamatrici o artiste da invitare a lasciare un segno sull’abito. Quindi un abito giglio e un abito valigia, che arriva a pesare 36 chili, destinato a raccogliere tracce, polvere, ricami, incontri. Poi le due si separano a Istambul. E sappiamo quello che accade il 31 marzo 2008.

Ma sappiamo anche che, all’indomani di quel delitto, molte donne e attiviste turche scelsero di manifestare in strada indossando un abito nuziale. Trasformarono il lutto in presenza pubblica. Il dolore in gesto politico.

Aveva iniziato a pensare al viaggio in autostop nel 2006. E oggi, a quasi vent’anni da quell’idea, ci ritroviamo ancora in un tempo di guerra. Per questo il suo messaggio ci raggiunge con una forza intatta. Per questo ci è sembrato necessario raccoglierlo.

Noi però abbiamo scelto di non fermarci alla fine tragica della sua storia. Abbiamo scelto di non lasciare serpeggiare la  frase terribile che ancora oggi ritorna troppo spesso quando una donna subisce violenza: se l’è andata a cercare. Una frase che sposta la colpa dal carnefice alla vittima. Una frase che continua a parlare dentro una mentalità dura da scalfire e non è solo quella maschile.

Così abbiamo provato un altro gesto*: spostare lo sguardo. Non sull’ultimo fatto, ma sul percorso. Non sulla violenza, ma sugli incontri. Non sulla morte, ma sulla vita che Pippa cercava lungo la strada.

Da questa immaginazione è nato il laboratorio. Per me era importante questo: non raccontare la morte di Pippa, ma la vita delle donne che avrebbe potuto incontrare. Provare a far emergere non la cronaca, ma l’esperienza. Non il fatto, ma il senso.

Abbiamo immaginato che Pippa, nel suo viaggio, avesse previsto  una tappa a Padova. Che per un momento, il suo itinerario deviasse, e che incontrasse: Annalisa, Elisabetta, Emanuela, Federica Laura, Graziella, Mara, Maria Teresa, Palma, Paola, Rosanna, Valeria, Viviana, capaci di raccontarle i fatti essenziali della loro esistenza e farle un dono: un souvenir. Raccontare la loro infanzia, il desiderio, la maternità possibile o mancata. Raccontare  il modo in cui ciascuna diventa se stessa nel mondo.

Per quattro incontri, ogni giovedì, abbiamo letto testi di autrici e autori che ci aiutassero a entrare in questi temi; abbiamo scritto, corretto, riscritto; abbiamo cercato non solo ciò che avevamo da dire, ma anche il modo più giusto per dirlo.

Perché scrivere per mettere in scena le proprie parole non significa soltanto dare sfogo a qualcosa di personale. Significa anche lavorare sulla lingua, sulla forma, sul ritmo, finché ciò che appartiene a una sola persona possa diventare riconoscibile anche per altri. Finché una parola intima possa trasformarsi in parola condivisa.

E per questo voglio ringraziare davvero tutte le donne che hanno partecipato. In quattro settimane siamo riuscite a costruire un copione. È stato un lavoro intenso, rapido, ma anche molto bello: un lavoro di ascolto, di ricerca, di fiducia reciproca. E poi altre 4 settimane o forse di più, ve lo racconterà la regista, Manuela Frontoni, per realizzare la messa in scena.

Prima di chiudere vorrei accostare due testi che Pippa amava molto e che portava con sé: Giovanna d’Arco di Fabrizio De André e Ballata delle donne di Edoardo Sanguineti. Prendere 7 versi dai due testi per creare un solo passo:

Della guerra sono stanca ormai,
al lavoro di un tempo tornerei,
a un vestito da sposa o a qualcosa di bianco.
Femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.
Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra.

 

P.S.

*Si narra l’esperienza realizzata con un gruppo di donne di Padova grazie al Progetto “La città delle idee” del comune della città. Nella locandina tutte le info necessarie.

 

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