I Consultori i familiari vengono istituiti nel 1975 con la legge 405 come servizi per la presa in carico complessiva della salute del benessere fisico e psicosociale della donna delle persone in età evolutive e della famiglia. Il metodo di lavoro è di equipe in collaborazione tra le varie figure professionali ginecologa psicologa ostetrica assistente sociale educatrice infermiera assistente sanitaria, con l’obiettivo di mettere al centro le persone e far crescere la loro capacità di prendersi cura di se stesse quella che adesso viene qualche volta chiamata empowerment. Quindi è nel 1975 che la legge sui consultori parla di modello di gestione sociale della salute caratterizzato dall’impegno a favorire l’autodeterminazione delle persone e l’approccio multidisciplinare i problemi.
Inoltre, la legge istitutiva recita che i consultori sono servizi gratuiti e ad accesso duretto, ossia che vi si accede senza bisogno di prenotazione.
Dobbiamo aspettare il 1986 perché con la carta di Ottawa si dia una definizione della salute che è poi esattamente quella che era stata data per i consultori ossia: “obiettivo della promozione alla salute è l’aumento della capacità della persona del controllo autonomo del proprio stato”.
Inoltre, nel metodo di lavoro dei consultori è previsto l‘approccio multidisciplinare ai problemi. Approccio multidisciplinare ai problemi significa collaborazione piena tra tutte le varie figure professionali che operano nel consultorio. E in più, queste figure adottano una modalità di interazione con l’esterno comportandosi come “servizio relazionale” ossia in collaborazione con le strutture sanitarie e del terzo settore, quindi i Medici di medicina generale, i servizi per la Neuropsichiatria infantile, l’Ospedale e le scuole, le Autorità Giudiziaria e così via.
E, ancora, nel metodo di lavoro dei consultori è prevista l’offerta attiva di servizi, ossia alcuni servizi vengono offerti alle persone che potrebbero averne bisogno prima che questo venga manifestato. Quindi ecco i gruppi di donne sulla menopausa, le visite domiciliari alle puerpere, le visite delle assistenti sanitarie nei reparti di ostetricia per prendere contatto con le neomamme…

Recita sempre la legge istitutiva che “Scopi dei consultori sono l’assistenza psicologica e sociale per la preparazione alla genitorialità responsabile per i problemi della coppia, della famiglia e dei minori, la promozione della procreazione responsabile nel rispetto di convinzioni etiche e integrità fisica, la tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento, l’informazione sulla promozione e la prevenzione della gravidanza consigliando metodi e farmaci adatti.

Nel 2017 vengono pubblicati i LEA, ossia i livelli essenziali di assistenza, che all’articolo 24 dicono che: nell’ambito dell’assistenza ad accesso diretto il servizio sanitario nazionale garantisce alle donne e minori alle coppie e alle famiglie:
• l’educazione e consulenza per la genitorialità responsabile
• la promozione per la procreazione responsabile e la consulenza preconcezionale
• la tutela della salute della donna l’assistenza alla gravidanza e la prevenzione del correlato disagio psichico
• i corsi di accompagnamento alla nascita la promozione dell’allattamento al seno e il supporto nell’accudimento del neonato
E inoltre: consulenza supporto psicologico e assistenza per:
• l’interruzione volontaria della gravidanza,
• per i casi di sterilità e infertilità e per la procreazione medicalmente assistita
• per i problemi della menopausa,
• per i problemi individuali e di coppia,
• assistenza per gli adolescenti minori situazioni di disagio,
• per l’affido familiare, l’adozione ma anche
• psicoterapia sia individuale che di coppia che famigliare o di gruppo,
• i rapporti col tribunale di Minori
• consulenza e supporto nei casi di violenza di genere e sessuale.
Questo è esattamente quello che la legge istitutiva prevede per i consultori
Cosa è cambiato negli anni?
• Si sono di molto ridotte le prestazioni diciamo così di base, cioè quelle degli ambulatori pubblici sia di ginecologia che di psicologia nei centri di igiene mentale nei centri di neuropsichiatria infantile. Cioè tutte queste prestazioni che una volta venivano erogate negli ambulatori pubblici oggi sono praticamente sparite, mentre sono invece aumentati i bisogni di famiglia e degli adolescenti e sono sorti anche i nuovi bisogni,
• è aumentata la violenza di genere,
• ci sono più problemi di depressione
• sono sempre di più i casi assegnati al tribunale di Minori
• è aumentata la componente migranti, che costituisce il 21% degli utenza di consultori.
Quindi è aumentato anche il bisogno di consultori.

La legge istitutiva prevede un consultorio familiare ogni 20/25.000 abitanti e lo stesso conferma nel 1996 il progetto obiettivo materno infantile
In Veneto i consultori sono uno ogni 49.817 abitanti cioè la metà di quelli che la legge prevede. Nella relazione sullo stato dei consultori della regione Veneto su dice che:” C’è nella nostra Regione una equipe completa ogni 35.624 tra i 14 e 65 anni” e questo imbroglia i conti perché, facendo riferimento questa fascia di età, si fa apparire la situazione come più rosea (ossia, come se ci fosse una equipe completa ogni 35.654 persone), mentre invece si stanno escludendo dai consultori le persone che hanno meno di 14 o più di 65 anni. Ossia le persone più giovani e le più anziane, che sono spesso le più fragili.
Inoltre va sottolineato che in Veneto i consultori sono considerati Unità Operative Semplici. Le Unità Operative Semplici non hanno risorse economiche autonome, non hanno un Direttore interno al consultorio che le gestisca, come invece succede in Lombardia, in Emilia e in Piemonte. Ossia: in Veneto i consultori sono meno autonomi, sono servizi meno importanti e questo ci dice quanto peso dia la nostra Regione a questi servizi e alla loro Utenza.
Tutto questo ha prodotto sta producendo una serie di danni ai consultori familiari
Nei consultori attualmente:
• l’accesso diretto è praticamente abolito e si accede solo su prenotazione
• le ore svolte dal personale sono la metà di quelle raccomandate. Solo la psicologa ne svolge un numero adeguato, ma il 44% delle sue ore di lavoro vanno per i casi che vengono dal Tribunale dei Minori
• le prestazioni sono molto spesso erogate previo pagamento di ticket
e inoltre:
• il Veneto non ha presentato nessun atto formale di collaborazione tra consultori e altri servizi socio sanitari né con la comunità scuole, Medici di famiglia, terzo settore…)
Cosa perdiamo?
• perdiamo in qualità del servizio ( manca la presa in carico integrata, si rende impossibile l’approccio multidisciplinare perché mancano operatori e operatrici, perdiamo la caratteristica di servizio relazionale
• perdiamo l’offerta attiva che è quella che i consultori fanno offrendo attivamente servizi a chi si ritiene possano possa averne utilità (corsi di preparazione al parto, gruppi di donne per la menopausa, visite domiciliari alle puerpere, corsi dopo la nascita per l’accudimento del neonato, l’educazione sessuale per le scuole)
• si perde la capacità di fare prevenzione sulle problematiche delle donne, dei minori e delle famiglie.
Nonostante tutte queste difficoltà i consultori hanno rappresentato un importante punto di riferimento soprattutto per i gruppi svantaggiati, che non avrebbero avuto altre alternative. Secondo un’indagine recente dell’Istituto Superiore di Sanità, i Consultori hanno rilevato un alto gradimento da parte di chi ha potuto usufruire dei servizi consultoriali, grazie anche alla dedizione di tutti gli operatori e le operatrici che, credendoci, lavorano nei consultori.

Vediamo cosa succede nella USL 6 Euganea
• Il personale è sotto la media regionale
• la media delle prestazioni è la metà della media regionale mentre per quanto riguarda i/le nuove utenti la Ulss 6 in Veneto e l’unica che vede una crescita di richiesta
Questo significa che le persone nei consultori ci credono e hanno fiducia e che quello che manca è la risposta delle istituzioni
Nella ex ussl 16 le competenze dei consultori erano state già da anni smembrate in diverse Unità Operative (Adozioni, Mediazione familiare ecc) che funzionano grazie al personale assunto nei consultori ma operano in autonomia e le loro attività non hanno niente a che vedere con quelle dei consultori.
Quando è stata creata la ulls 6 queste regole sono applicate a tutti i comuni della provincia di Padova, con una forte riduzione di investimento sui consultori. Di conseguenza alcuni consultori sono stati chiusi, altri sono stati accorpati (di due le facciamo uno) o ridimensionati. Quindi in quel consultorio non ci sono più tutte le figure previste ma c’è magari solo la ginecologa oppure magari solo la psicologa oppure c’è l’assistente sociale… ma questi non sono equipe: queste sono singoli studi che lavorano nel loro campo, non hanno a che vedere con i consultori. Tutto questo a causa dei forti tagli che sono stati fatti alle spese per il personale. Di conseguenza:
• le ostetriche e le Assistenti sanitarie sono impiegate a fare lo screening Pap test, il percorso nascita è stato estremamente ristretto (attualmente ce n’è solo uno ed è online) i corsi dopo il parto per le puerpere non ci sono più
• le riunioni di equipe tre operatori non ci sono più
• le visite domiciliari non si fanno più
• gli interventi di educazione sessuale per le scuole le fa solo il consultorio di adolescenti e solo nelle seconda classe delle superiori
• c’è stato un grave ridimensionamento dei momenti dedicati alle problematiche della coppia della famiglia e del singolo

Va detto che le scelte relative ai consultori non sono solo della Regione perché tra le competenze della Conferenza dei Sindaci c’è:
1: l’approvazione del Piano di Zona, che prevede: interventi sociali a livello locale,
2: l’intesa sulla programmazione delle attività socio-sanitarie dell’ussl
3: il piano regionale di contrasto alla povertà
Le aree da prevedere nel Piano di Zona sono: famiglia, infanzia, adolescenti, minori/disagio, donne, giovani, persone anziane, disabilità, salute mentale, povertà e inclusione sociale
Inoltre tra le competenze della Conferenza c’è la “programmazione dei servizi necessari sul territorio”
Quindi i sindaci hanno sicuramente voce in capitolo e fanno sollecitati.

QUINDI È NECESSARIO:
che la regione Veneto aggiorni le sue linee guida per i consultori che risalgono più di 10 anni fa
che i consultori vengono finanziati correttamente che si rispetti la proporzione consultori/abitanti che prevede la legge
che si avviino rapporti di piena collaborazione con i medici di famiglia, con i Pediatri di base e con le scuole a partire dalla scuola primaria
che le prestazioni vengono erogate, come avviene in quasi tutte le Regioni d’Italia, gratuitamente e per accesso diretto (cioè senza prenotazione)
che chi opera nei consultori venga adeguatamente formato anche per le nuove esigenze dell’utenza e che svolga le attività che sino proprio del suo ruolo, ossia: prevenzione, presa in carico, empowerment delle persone

AANNA MARIA TORMENE
Femminista, ginecologa, ha dedicato la vita alle lotte per l’autoderminazione delle donne e alla loro salute e, da medica non obiettrice (ora in pensione), ha contribuito all’applicazione della legge 194 per l’interruzione volontaria della gravidanza.
Sì dedica inoltre al volontariato presso la Comunità di accoglienza per minori in difficoltà.

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