
Non esiste l’esatto corrispondente in italiano del termine phishing che, evidentemente, richiama il lancio di un’esca per catturare i pesci. In ambito informatico il termine assume il significato di truffa informatica, frode via email, adescamento digitale, inganno per carpire dati sensibili.
Il phishing è, prima di tutto, una messinscena. Qualcuno indossa la maschera giusta- una banca, un corriere, un servizio che usi ogni giorno- e ti parla con il tono rassicurante di chi sembra sapere tutto di te.
Vale la pena sottolineare che le donne sono spesso bersaglio specifico di alcune varianti di phishing come truffe romantiche e impersonificazione di enti assistenziali. L’obiettivo è semplice: farti credere che quella voce sia affidabile, così da spingerti a consegnare ciò che non d,vresti mai cedere a nessuno.
Ma come viene conquistata la tua fiducia? Con un’email che sembra identica a quelle ufficiali, un SMS urgente, un link che promette di “risolvere subito” un tuo problema (es. “il pacco bloccato”, “l’accesso sospeso”), una pagina web che imita alla perfezione il sito che conosci. E persino un messaggio Whatsapp.
Tu, d’altra parte, fai il gesto minimo richiesto: inserire una password, un codice, un numero di carta che purtroppo è sufficiente a consegnare le chiavi della tua identità digitale. Il phishing vive di questo: della fretta, della distrazione, dell’istante in cui la prudenza fa un passo indietro.
Perché phishing e non fishing?
La scelta “linguistica” è dettata da:
Analogia con l’esca nella pesca, anche nel suono: PH si pronuncia F.
Il gioco di parole con il termine phreaking, pratica illegale per fare chiamate telefoniche gratuite negli anni ’70
Brand riconoscibile. L’uso della “ph” è un vezzo tipico degli hacker e del mondo informatico per rendere il termine unico e immediatamente associato al crimine digitale.

