TI SUGGERISCO: E tu sei inquieta? Elianda Cazzorla NL 77 Marzo 2026
.Fotografia di: Deborah Turbeville, Asser Levy Bathhouse, uit de serie Bathhouse, 1975 © Deborah Turbeville / MUUS Collection
In cucina: «Anche oggi pasta al burro. Non c’è altro?»
Al mare: «Sempre la stessa gente. Non mi piace.»
In negozio: «Di vernice! Un modello che non scricchiola?»
Il ritornello del “non” si modulava nelle sue varianti, accompagnando ogni luogo, ogni momento, ogni gesto quotidiano. Finché un giorno mia madre disse:
«Ecco come la chiamerò: Signorina Tumistufi.»
«A chi?» chiesi.
«A te. Non ti va mai bene niente: cibo, spiaggia, scarpe.»
Risposi: «Uffa!»
Forse è quella la manifestazione dell’inquietudine? Non riesci a stare ferma. Mai completamente soddisfatta. Sempre curiosa di scoprire ciò che non c’è.
Penso a tutte quelle donne che per quietarsi scrivono. E non solo le scrittrici, anche altre donne che usano la penna per capire un po’ di più di sé stesse, del come vivono le relazioni, di come affrontano il dolore.
Virginia Woolf aveva un diario. Se lo apri scopri: le storie, i ricordi, le riflessioni. E da lì, non solo da lì, prende la materia dei suoi romanzi e porta lo sguardo lontano. In Orlando l’inquietudine attraversa i secoli. In Gita al faro, passato e presente si intrecciano nella coscienza dei personaggi, insieme alle attese e ai desideri.
Elisabetta Rasy, scrittrice, saggista e intellettuale italiana, già comparsa in questa rubrica nelle newsletter n. 74, finalista al premio Strega 2025 con Perduto questo mare, Rasy trasforma i ricordi in memoria ricostruita, non un semplice elenco di ciò che è stato, ma l’affiorare graduale di quanto è nel profondo. Un’azione che comporta entrare nel buio, nel mondo degli inferi, per scoprire quello che non è visibile agli occhi ma c’è e determina le nostre azioni. Questa cura è anche nei romanzi e porta alla luce: donne dimenticate, vite invisibili, dettagli sottili. La scrittura diventa gesto di cura, atto di attenzione verso ciò che altrimenti resterebbe invisibile.
Vedo le due scrittrici intrecciare fili invisibili. Il tempo sembra attraversarle e i ricordi si trasformano, cambiano forma e significato. Ogni gesto diventa memoria condivisa, ogni nodo un piccolo racconto che resiste all’oblio.
Ci sono momenti in cui il battito rallenta e riprende, si interrompe e riprende ancora. Quei lampi di sentimento e ricordo che si accendono all’improvviso, a volte dolorosi, a volte luminosi, aiutano a capire cosa ci muove, cosa ci inquieta, cosa ci spinge avanti.
Scrivere, osservare, ascoltare: atti creativi e liberatori. La memoria conforta, la scrittura dà forma. L’inquietudine spinge a vedere ciò che altrimenti resterebbe invisibile.
E tu? Quando ti senti inquieta, cosa fai?
Mediti, cammini, scrivi, fumi, o fai altro ancora? Raccontacelo: condividere la tua strategia è già un modo per dare forma alla tua inquietudine.
Libri citati anche indirettamente.
- Elisabetta Rasy, Le regole del fuoco, Non esistono cose lontane, Perduto è questo mare, Le disubbidienti, Le indiscrete
- Virginia Woolf, Gita al faro, Orlando
