TI SUGGERISCO: E tu cincischi?

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Ti capita di desiderare di tornare bambina, anche solo per un attimo? Senza fretta, senza scadenze, senza corse per rincorrere il tempo. I bambini non hanno né ieri né domani: vivono nell’ora, corrono per il gusto di correre, si fermano senza sentirsi in colpa.
Da bambina ho amato molto i temporali e anche ora, adulta, sento una sottile eccitazione quando il cielo si scurisce, quando i lampi squarciano l’aria e i tuoni rimbombano lontani, mentre il brusio dell’acqua riempie le strade. Mi piace la luce chiara e il sole, ma l’odore che precede la pioggia ha qualcosa di più: un richiamo, un invito a rallentare, a sentire il mondo muoversi senza fretta.
C’è stato il temporale, ora la pioggia cade lenta sul vetro, tracciando scie irregolari che si inseguono e qualche volta si incontrano. Resto seduta con la tazza del tè tra le mani, le dita che giocherellano con il cucchiaino, spostandola avanti e indietro, senza un perché. Cincischio. La libertà è anche nel gesto piccolo, apparentemente inutile, e il pensiero si mescola al suono della pioggia e al ritmo lento delle gocce sul vetro.
Ma non esiste solo il cincischiare. C’è anche il tergiversare. La mente si volta verso il computer, verso le e-mail, verso le cose da fare, ma subito torna alla finestra. Ogni rinvio è un respiro, un gesto minimo di resistenza. Non è pigrizia: è la scelta di abitare il tempo interno.
Piomba sul davanzale Teo, tutto bagnato e tremante. Credo che sia riuscito ad attraversare le scale del garage in contro corrente. Irrefrenabile cascata. Il gatto di Margherita ha gli occhi imploranti. Recupero le pantofole, cerco le chiavi nel cassetto, apro la porta della vicina e lui s’infila dentro con la stessa sicurezza del Gatto con gli stivali, che non esita mai e sa sempre dove andare e cosa conquistare. Teo va dritto alla ciotola dei croccantini. Sgranocchia con foga. Prendo un asciugamano, lo passo sul pelo bagnato, sento il calore della piccola vita tra le mani.
La sua rapidità ha tagliato di netto la mia sospensione. Il suo arrivo mi ha mutata: sono ancora la bambina che osserva e indugia, o la donna che sente il peso della cura?
La pioggia continua a cadere, le striature sul vetro si mescolano in geometrie imperfette. Sciolgo le spalle, inspiro a fondo, il petto si apre. La responsabilità, anche minima, trasforma il tempo lento in attenzione e sensibilità. Forse dentro ciascuna di noi esiste un piccolo gatto con gli stivali: la parte di noi che sa quando è il momento di agire, anche mentre indugiamo, anche mentre cincischiamo.
E tu cosa fai? Ti concedi il momento di sospendere, lo trasformi in cura, o ti lasci guidare dal tuo gatto interiore che sa muoversi quando serve?
